Pane e companatico, il "cuore" della dieta mediterranea

giovedì 29 settembre 2016
Al Sud il pranzo della domenica è legge. Al Sud se suoni ad un citofono per fare la revisione della caldaia Nonna Maria ti prepara il caffè e ti offre la sua ciambella mentre fai il lavoro. Al Sud se riporti il tuo amico a casa ad ora di pranzo ti ritrovi seduto a tavola con sua la famiglia. Non so se c'è un legame tra gli studi della dieta mediterranea e il gran senso d'ospitalità che proprio non riusciamo a trattenere, fatto sta che il comitato dell'Unesco il 16 novembre del 2010 inserisce la dieta nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell'Umanità  - riconoscendo tale patrimonio a Italia, Marocco, Grecia e Spagna e estendendolo nel 2013 a Cipro, Croazia e Portogallo - con questa bellissima motivazione: "La dieta mediterranea coinvolge una serie di abilità, conoscenze, rituali, simboli di tradizioni concernenti le coltivazioni, i raccolti agricoli, la pesca, l'allevamento degli animali, la conservazione, la lavorazione, la cottura e particolarmente la condivisione ed il consumo degli alimenti".

Un fenomeno dunque caratterizzato da una moltitudine d'aspetti interessanti che non racchiude solo la lista degli alimenti più salutari che potremmo mangiare, ma si trascina con sé le tradizioni di una mescolanza di popoli, disegna il profilo perfetto della società in cui si è sviluppata, raccontandoci tra le righe i modi di fare, la cultura, le condizioni climatiche, la geologia del territorio, le possibilità e l'inventiva di un popolo povero e rurale che ha saputo gestire la propria nutrizione molto meglio di tanti altri trasformando in oro ciò che la Terra Madre offriva, probabilmente anche in maniera inconsapevole.

In sostanza, la dieta mediterranea è il regime alimentare di una popolazione povera dell'Italia del Sud e della Grecia degli anni '50. I piatti erano semplici, anche nella cottura, l'elemento principale il pane di farine integrali accompagnato da erbe di campo, olive, patate e cavoli e i piatti più complessi erano frittate, baccalà e minestre. La memoria collettiva anche dei nostri antenati racconta di pane e companatico (cipolla, olive, peperoni, formaggio) e piatti ricchi di verdure e fagioli. La pasta non si mangiava tutti i giorni e la carne veniva mangiata sporadicamente privilegiando gli animali da cortile (pollame e conigli sopratutto). Dagli studi effettuati son venute fuori un po' di linee-guida, secondo le quali nella dieta gli uomini non dovrebbero superare 2500 kilo-calorie e le donne 2000 e soprattutto le calorie ingerite non dovrebbero mai superare quella consumate con l'attività fisica.

Nel tempo la dieta mediterranea é diventata un fenomeno più complesso e accanto a studi solo d'origine alimentare sono stati affiancati elementi relativi allo stile di vita: il concetto di pasto principale, la frugalità e la moderazione per evitare l' obesità, la convivialità, le pratiche culinarie e l'attività fisica ricreazionale, un riposo adeguato e la preservazione delle tradizioni. Nel 2015 infatti la piramide nutrizionale viene allargata alle pratiche sociali.

Credo sia giusto così, perché l'uomo è un essere complesso, influenzato ed influenzabile da fattori che si intrecciano tra loro. La dieta mediterranea, lo stile di vita, il luogo in cui viviamo, anche le situazioni in cui ci interfacciamo, nella vita privata e nel lavoro, sono tutti elementi che influenzano il nostro corpo e la nostra salute. A volte penso al mio corpo come un grande equalizzatore e a seconda del cursore che decido di tirare su o giù gestisco il mio benessere, bisogna che ognuno di noi si sforzi di trovare il giusto equilibrio per vivere in maniera sana. Su questo, nonostante tutti i libri del mondo, siamo solo noi che possiamo agire perché nessuno conosce il proprio corpo meglio di se stesso.

Saverio Ciniri, oncologo

Fonte: Percontodismith

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