Protesta delle marinerie dimezza il pesce nostrano, Coldiretti: "Due pesci su tre sono esteri"

lunedì 6 marzo 2017
Aumenta il rischio di comperare pesce estero spacciato per nostrano con rischi per la salute e danni al sistema della pesca pugliese.

“La protesta delle marinerie iniziata nel periodo della Quaresima, proprio quando crescono i consumi di pesce aumenta esponenzialmente il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture prodotto straniero o congelato”. 
A mettere in guardia i consumatori è il presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele :“Il settore soffre la concorrenza sleale del prodotto importato dall’estero e spacciato come italiano, grazie all’assenza dell’obbligo di etichettatura dell’origine”. 
Il pescato in Puglia raggiunge un valore economico pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi. 
Coldiretti calcola che in Italia più di due pesci su tre provengono dall'estero: pangasio del Mekong venduto come cernia al filetto di brosme spacciato per baccalà, fino all’halibut o la lenguata senegalese commercializzati come sogliola. Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia ci sono anche - continua la Coldiretti - il polpo del Vietnam spacciato per nostrano, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa sono vietatissime in quanto pericolosi per la salute. 

“Il sistema di multe progressive – dice ImpresaPesca Coldiretti – scoraggia gli acquisti di pesce da parte del commercio e della grande distribuzione organizzata (sui quali pesa il rischio sanzioni al pari dei pescatori), causando un generale crollo dei prezzi del pescato. Da qui la rinuncia ad uscire in mare e l’appello a rivedere il provvedimento, anche sulla base della disponibilità emersa ai tavoli istituzionali avviati dalla Direzione Generale della pesca e acquacoltura del Ministero delle Politiche Agricole. Una necessità, sottolinea la Coldiretti, per non compromettere il valore della nuova legge che nel suo complesso viene incontro a molte delle richieste manifestate dalle marinerie italiane in particolare per quanto riguarda l’aumento delle sanzioni nei confronti della pesca di frodo messa in atto da pescatori non professionali.

“Il sistema delle multe va ad incidere pesantemente sul settore ittico che vive una crisi che si trascina da 30 anni – rileva Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – e che ha causato la perdita del 35% dei posti lavoro e la chiusura del 32% delle imprese, 

Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è, dunque, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).

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