Inneggiava al terrorismo sui social: sorveglianza speciale per un uomo di Turi

mercoledì 12 aprile 2017

Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha dato esecuzione al provvedimento di sottoposizione alla misura della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, per motivi di terrorismo nei confronti di Santamato Alfredo, residente a Turi.
Ciò in quanto, a seguito dell’istruttoria procedimentale, il Tribunale ha confermato che il Santamato sia da ritenersi soggetto socialmente pericoloso.
L’uomo, attraverso la rete, ha infatti stretto amicizia con persone che praticano l’apologia di terrorismo o sono essi stessi jihaidisti ed ha condiviso sui social una serie di messaggi, “(…) farneticanti e integralisti, che esaltano la lotta contro il nemico e giustificano gli sgozzamenti”.
In accoglimento della proposta del Procuratore della Repubblica, il Presidente del Tribunale per le Misure di Prevenzione aveva già disposto di recente, nei confronti del Santamato, l’applicazione in via provvisoria e d’urgenza della misura dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza, del ritiro del passaporto e la sospensione di ogni altro documento equipollente valido per l’espatrio.

La misura eseguita ieri dai poliziotti della Sezione antiterrorismo della Digos di Bari impone all’uomo, oltre all’obbligo di dimora nel comune di residenza, anche il divieto di utilizzo di apparati per le connessioni internet; proprio sul web l’uomo aveva espresso le proprie posizioni oltranziste ed intrattenuto contatti con internauti già segnalatisi in altre indagini di settore concluse in Italia.
La misura, che deve considerarsi una assoluta novità nel panorama italiano, si pone nel solco di recentissime pronunce comunitarie in tema di de-radicalizzazione, che si inquadrano nell’ambito delle nuove strategie internazionali per la prevenzione al terrorismo jihadista.
Il Tribunale di Bari ha previsto che il Santamato sia sottoposto ad un percorso di recupero socio-giuridico-culturale, anche con l’intervento di figure esperte nella mediazione culturale e con il coinvolgimento dell’Università di Bari - Dipartimento di Giurisprudenza, già impegnata nella definizione di programmi di studio sul tema del rapporti tra Stato e religioni.

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