Trani, sparatoria in pescheria: in manette 39enne per tentato omicidio

mercoledì 3 gennaio 2018

È stato convalidato il fermo d’indiziato di delitto di Z. S., 39enne di Trani, ritenuto responsabile del grave fatto di sangue verificatosi sabato scorso a Trani in un’affollata pescheria di Via Superga. Così ha disposto l’ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale vagliando le richieste formulate dalla Procura della Repubblica, le risultanze delle investigazioni dei Carabinieri e le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio di convalida dal fermato. Chiariti i contorni generali della vicenda, maturata in apparenza nell’ambito lavorativo delle parti: le risultanze investigative hanno difatti individuato in una disputa tra la vittima ed il reo la causa scatenante del folle gesto. Incontratisi casualmente in un bar insistente nella medesima citata area cittadina, il 39enne sarebbe stato aggredito e malmenato con spiccata violenza da R. A., 41enne, sorvegliato speciale di P.S. ed operaio in una vicina pescheria. La soccombenza alle percosse e l’affronto in un luogo pubblico avrebbe fatto scattare il raptus in capo al Z. S., il quale dapprima giungeva presso la propria abitazione per armarsi e successivamente guadagnava l’accesso all’esercizio commerciale ove lavora il proprio aggressore sfondando a calci la vetrata di un ingresso secondario. Dimostrando spiccata propensione a delinquere e spregiudicatezza, l’uomo ha quindi esploso tre colpi di pistola all’indirizzo del malcapitato con il chiaro intento di ucciderlo: uno dei tre proiettili attingeva la vittima ad un braccio, mentre i restanti andavano a conficcarsi tra i mitili stoccati per la vendita e impattavano sulle pareti del locale. Inquietante, come accertato grazie alle copiose risultanze investigative raccolte dagli uomini dell’Arma, la fredda determinazione dell’aspirante killer: in pugno un’arma già carica e pronta a sparare, incurante della presenza di numerosi lavoratori e clienti che in quel momento hanno cercato ripari di fortuna dietro le casse di pesce pronto per la vendita, non è riuscito nell’evidente intento di commettere un omicidio soltanto per l’intervento di uno dei presenti che, sprezzante del pericolo, impediva una corretta azione di fuoco. È stata inoltre perfettamente integrata in un contesto criminale di dubbia comprensibilità la reazione della vittima: sorda al rischio appena scampato, non ha inteso collaborare con gli inquirenti, fornendo, unitamente ad altri testimoni, una versione dei fatti volutamente lacunosa ed al vaglio dell’Autorità giudiziaria per quanto attiene ad eventuali profili di favoreggiamento personale.

Datosi alla fuga, il malfattore ha infine fatto perdere le proprie tracce per gran parte della giornata, presentandosi con il dichiarato intento di collaborare con gli inquirenti solo in tarda serata.

Le indagini della Compagnia Carabinieri di Trani non sono tuttavia cessate: se da un lato è ancora attivamente ricercata l’arma del delitto, in apparenza gettata in un cassonetto del centro storico e mai ritrovata, non appare del tutto convincente la matrice del grave fatto di sangue. È difatti pressoché certa la scansione dei fatti così come avvenuti, ma restano per ora molti interrogativi sulla certezza del movente, dichiaratamente ascritto ad una disputa sul prezzo di acquisto nell’intermediazione nella vendita del pescato e dei mitili.

A tale quesito ed a molti altri interrogativi – come ad esempio alla possibile responsabilità di terzi per reticenze e depistaggi in corso d’accertamento – dovranno cercare di dare risposta le investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani.

Soddisfacente in ogni sua forma la risposta dello Stato, dimostrata nella corale, coordinata ed efficace azione repressiva garantita dalla Compagnia Carabinieri di Trani, condivisa in pieno tanto dall’Autorità inquirente quanto da quella giudicante, proprio in un momento di grave allarme sociale nelle province di Bari e Barletta – Andria – Trani nelle quali, con infelice casualità, si sono verificati gravissimi fatti di sangue.

Il fermato, nei confronti del quale è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere, resterà recluso in attesa di giudizio per tentato omicidio, detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo. 

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